Cosa succede se a una scuola di equitazione si inseriscono principi di equitazione etologica? Succede che nasce Equinia, la città dei cavalli.

Questo articolo vuole spiegare le scelte fatte da Michela Costigliola e Fabrizio Fabbri, fondatori della ASD Equinia ed è dedicato a chi non ha ancora sposato in modo fideistico un modo di gestione o un programma di equitazione o chi si sta avvicinando all’equitazione per la prima volta e ha necessità di comprenderne alcuni principi fondamentali.

Capirai perché Equinia è una scuola di equitazione con principi etologici. La città dei cavalli è stato coniato per indicare una comunità di cavalli che convivono e che quindi hanno la possibilità di esercitare la socialità con modalità il più possibile vicine a quelle naturali adattando il tutto all’ambiente domestico. Il termine “città” è stato scelto perché all’interno di un centro abitato le persone trovano tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere, così come per i cavalli di Equinia. Qui loro hanno tutto ciò che gli serve, cibo, acqua, socializzazione, allenamento giornaliero, spazio, gioco e tanto tantissimo amore.

Al centro Equinia troviamo principi presenti in diverse scuole di equitazione che sono stati mescolati, per ottenere la migliore relazione possibile fra uomo e cavallo. Per capire questa scelta, prendiamo a riferimento alcuni professionisti dell’arte equestre e orientamenti ben noti in modo da comprenderne le principali caratteristiche. Ad esempio, il programma Parelli, nato nel 1981 che prende il nome dal suo fondatore Pat Parelli, famoso per essere uno dei principali programmi di addestramento per uomini e cavalli. Il metodo Parelli si concentra principalmente sulla formazione dell’uomo perché possa comprendere meglio il comportamento del proprio cavallo.

Un altro punto di vista è quello dell’equitazione etologica che si riferisce all’adozione di principi etologici al mondo dell’equitazione. L’etologia è la scienza che studia il comportamento degli animali nel loro ambiente naturale. Non a caso Equinia è una scuola di equitazione con principi etologici. Avere quindi un punto di vista etologico in equitazione significa partire innanzitutto dai bisogni del cavallo e dalla comprensione del suo linguaggio, per ottenere la migliore relazione possibile che soddisfi tanto il Cavaliere quanto il cavallo.

Un altro filone molto interessante è quello che riguarda l’equitazione in leggerezza di cui in Italia sono ottimi interpreti Massimo Basili e Francesco Vedani o la scuola Feel di Gianni Schicchi o ancora l’Ecole de Légèreté in Italia di Philippe Karl. La leggerezza è un modo di porsi, di chiedere al cavallo. La leggerezza è già nella natura del cavallo è nel suo modo di porsi e di comunicare. Quindi, è già disponibile, lo scopo dell’uomo è di capirla e imparare a praticarla. Come dice Francesco Vedani nel suo libro “Equitazione e leggerezza”: Quello che cerco di insegnare è che la leggerezza non va confusa con la mollezza o l’inettitudine del cavaliere. Nella leggerezza, proprio come nella danza, ci deve essere energia allo stato puro, vibrazione, eccitazione e brio. La leggerezza non si misura con il poco appoggio sulle redini ma è l’unione di impulso, voglia di fare, finezza, attenzione, sensibilità, calma, serenità ed equilibrio sia del cavallo che del cavaliere.

Quello che facciamo al centro Equinia prende spunto da molte buone pratiche presenti in diversi modelli e miscelate in modo efficace. Questa scelta nasce dal fatto che, sin dalla fondazione della nostra Associazione era chiaro ciò che volevamo realizzare.

L’evoluzione delle scuole di equitazione

I cavalli hanno ricoperto un ruolo fondamentale per l’uomo. Molti imperi e grandi regni non si sarebbero potuti creare senza i cavalli. La storia dell’equitazione è importante per noi perché siamo una scuola di equitazione con principi etologici. E il passato insegna.

Nei periodi più antichi i cavalli venivano utilizzati solo per il lavoro nei campi o per le guerre, solo nel periodo del medioevo si formò il concetto di scuola di equitazione, dove si insegnava a cavalcare per fini agonistici.

Addestrare un cavallo è sempre stato il sogno di ogni uomo e lo è tuttora. Con lo sviluppo della società industriale tutte le conoscenze legate alla vita con il cavallo sono scomparse nell’inutilità, relegate nello spazio circoscritto dal gioco, dello sport e della singola passione fine a se stessa o peggio, utilizzate come espediente in un mondo affaristico dove il cavallo è una merce d’uso. Ha iniziato a diffondersi, soprattutto in Italia, la negazione della necessità della conoscenza. La cultura è stata addirittura ostacolata e osteggiata spesso per manipolare il mercato. Noi di Equinia siamo molto lontani da questo punto di vista perché siamo una scuola con principi etologici.

Eppure, in passato, dal primo contatto dell’uomo con il cavallo, si è sempre cercato di capire come addestrarlo. Infatti, la capacità di addestrare cavalli è sempre stata un elemento che conferiva prestigio sociale. Lo stato il cui esercito possedeva i migliori cavalli e migliori cavalieri era avvantaggiato nei confronti degli Stati rivali. Quindi l’allevamento e la tecnica equestre svolgevano un ruolo di vitale importanza per lo sviluppo delle società. La destrezza nell’addestramento aveva solo secondariamente l’effetto di spettacolarità, la priorità era il comportamento bellico. Per questo motivo la ricerca di metodi che conservassero un in buona salute il cavallo era sottintesa, un cavallo ben addestrato aveva grande valore, garantiva la sopravvivenza del Cavaliere in battaglia, non poteva quindi essere sacrificato a metodi che lo rendessero strutturalmente fragile.

Già nel 400 a.C. Buona parte dell’equitazione era già stata scritta e la ricerca continuò anche nei secoli successivi. Ricostruire la storia delle scuole di equitazione è un’impresa molto difficile, quindi serve uno sforzo per semplificarla.

La storia dell’equitazione si può dividere in quattro momenti storici differenti che non a caso coincidono con grandi cambiamenti sociali: Periodo Antico, Classico, Neoclassico e Moderno.

ANTICO

Del periodo Antico non si sa molto, la ricostruzione storica è difficoltosa a causa anche delle lingue adottate per lasciarne traccia e quindi questi dati sono accessibili a studiosi di lingue e storie antiche.

Hittiti, egizi, greci, romani, devono le loro conquiste all’uso del cavallo. Si ritiene che il primo scrittore storico tradotto sia stato Senofonte che descrive i principi dell’equitazione appunto nel quarto secolo a.C. Senofonte considerava la cavalleria come elemento fondamentale per l’esercito, e così è stato per un lunghissimo periodo fino alla fine del medioevo. Era un periodo molto distante dall’idea di una scuola di equitazione con principi etologici.

CLASSICO

Dal Cinquecento fino alla fine del Settecento, invece, l’equitazione svolse un ruolo dominante nella storia del mondo. È il periodo dove sono stati affinati di scontri all’arma bianca a cavallo che hanno portato l’addestramento a un livello più raffinato.

Il periodo Rinascimentale e il barocco erano sostenuti dalla nobiltà, i nobili erano la colonna portante dell’economia e anche dell’esercito, la capacità di equitare era un elemento prestigioso per servire il potere della corona e acquisire posizioni di dominio sociale.

In questo periodo la scuola di equitazione più importante era quella Napoletana. Questa scuola si basava più che altro su metodi coercitivi, ai cavalli veniva insegnato ad aggruppare il dorso mettendo i posteriori sotto al corpo per essere più solido, venivano usati morsi ingombranti e finimenti che provocavano la totale sottomissione dell’animale.

La scuola napoletana fu il punto di riferimento nell’equitazione fino a quasi la fine del 600 periodo in cui si diffonde la scuola di La Guérinère che rompe tutti gli schemi noti fino a quel momento, infatti, si è passati da una equitazione spesso brutale ad una equitazione che inizia a ragionare sui movimenti del cavallo. Si lavora per ridurre le asimmetrie naturali che sono causa di rigidità e di squilibrio, ci si concentra sul baricentro del Cavaliere, per spostare il baricentro del cavallo il migliorare l’equilibrio, si cerca di migliorare la flessibilità del cavallo e si si definisce un nuovo spazio di lavoro: il maneggio.

NEOCLASSICO

Verso la fine del Settecento si verificano grandi sconvolgimenti. La nobiltà perde importanza economica e politica, nasce la borghesia che diventerà sempre più rilevante, quindi, la rivoluzione francese è stato un vero momento di rottura. In Francia con la presa alla Bastiglia ci fu un momento di grande trasformazione, fu proibita l’equitazione classica poiché appartenente alla nobiltà. Dall’inghilterra arriva un’altro modo di stare in sella detto “naturale”.

In questo periodo si scopre il modo di andare a cavallo perfettamente equilibrato tra cavallo e cavaliere. Il fantino smette di ostacolare il cavallo nei suoi movimenti e impara a spostare il suo corpo seguendo quello del cavallo formando il famoso “binomio”. Il nuovo metodo introduce anche l’utilizzo di un nuovo tipo di sella detta appunto inglese e vengono accorciate le staffe. Questo metodo con le sue innovazioni risponde alle necessità di trasporto più che soddisfare l’arte di equitare. Possiamo definirlo un metodo semplice e sbrigativo che non a caso viene da un paese che non aveva mai avuto una potente cavalleria essendo un’isola.

Dobbiamo ricordarci che siamo a cavallo fra il 700 e l’800 in questa epoca si introducono su ampia scala armi da fuoco e la cavalleria era ancora dominante anche se si stava ridimensionando rispetto alla nascente fanteria. Questo cambiamento porta a trasformazioni tecniche. Questo periodo è caratterizzato da scontri teorici anche duri. Il più rilevante e quello che oppose due grandi cavalieri francesi: il Conte d’Aure e il nuovo genio equestre, Francois Baucher. I nuovi metodi innovativi proposti da Baucher non rispondevano alle esigenze di mobilità dell’esercito. Si stavano gettando le prime basi del cambiamento ma eravamo ancora lontani dall’idea di una scuola di equitazione con principi etologici.

Inizia una separazione fra l’equitazione civile e quella militare, la prima privilegia elementi di eleganza e spettacolarità, la seconda invece più orientata alla sostanza.

A Baucher dobbiamo molto perché è il primo che ha intuito l’importanza del rilassamento dell’apparato muscolare della masticazione in relazione alla deambulazione. Oggi questa interrelazione è riconosciuta da molti ortopedici, chiropratici, fisiatri e dentisti: una contrattura muscolare dell’apparato masticatorio determina un’alterazione nella deambulazione e nella correttezza posturale della colonna vertebrale, nonché del bacino. Questa relazione, che Baucher percepisce quasi 200 anni prima che venga dimostrata nella medicina umana, è certamente il nodo centrale della sua genialità.

Dobbiamo ricordare anche un’antagonista di Baucher: Gustav Steinbrecht. Il più grande contributo lasciato da quest’ultimo eh l’idea che il cavallo debba essere muscolato tutto intero e non per parti separate. Anche questa è un’idea che precorre i tempi di 100 anni. Resta il fatto che la spettacolarità in equitazione è stata fortemente voluta da Baucher, per lui, infatti, l’addestramento ha il fine di dimostrare le capacità del cavaliere al punto di ricercare movimenti a volte contrari alla natura e alla dinamica del cavallo, anche a scapito della sua salute.

MODERNO

Il cavallo non è più considerato come mezzo di trasporto poiché sostituito dai nuovi veicoli col motore a scoppio. Con la fine della seconda guerra mondiale scomparve del tutto il ruolo della cavalleria.

Fra la fine dell’800 e inizi 900, in Italia, porta un contributo molto significativo il Capitano Federico Caprilli che studia il sistema Naturale di equitazione, i suoi scritti sono molto rari e pregiati. Possiamo dire che “l’equitazione naturale nasce, infatti, con Caprilli, in Italia attraverso un autentico e inedito sistema basato su principi dinamici e di equilibrio naturali da attuare con procedimenti e tecniche finalizzati alla realizzazione di un programma funzionale alla formazione del binomio uomo-cavallo. Principi di nuova concezione per l’epoca e universali; moderni ancora oggi. Caprilli è stato il precursore e l’inventore di questo metodo, adottato e impiegato prima di tutto in Italia e poi esportato in tutto il mondo”.

Finisce la necessità militare dell’addestramento equestre. Questo porta ogni paese a prendere percorsi diversi, condizionati dalle rispettive radici culturali. In alcuni paesi come Francia, Germania e Italia, le federazioni sportive iniziano a sostituire l’esercito, nella responsabilità di creare istruttori però, con un’attenzione alla nuova domanda ludico- sportiva.

Il periodo moderno è ancora in fase di scrittura poiché ancora in evoluzione ed è talmente ricco di spunti che sarebbe difficile toccarli tutti. Ma qualunque appassionato ha la possibilità di approfondire grazie a una grande disponibilità di contenuti. Abbiamo gettato le basi, per capire meglio l’evoluzione dell’equitazione e le motivazioni che hanno fatto nascere l’equitazione naturale e di conseguenza la possibilità di creare una scuola di equitazione con principi etologici.

Contaminazioni dall’equitazione naturale

L’equitazione Naturale è più sicura e bella per il cavallo perché l’uomo, sapendo come è fatto il suo comportamento, riesce ad approcciarsi a lui in modo chiaro e amichevole. Lavorare con un cavallo nostro amico è più facile, bello e sicuro che approcciarsi a un animale spaventato e diffidente. Ciò che il cavallo diventa dipende dalle persone e dal loro modo di approcciarsi a lui.

Sono i primi concetti anche alla base di una una scuola di equitazione con principi etologici. Infatti, come dice Elisabeth De Corbigny nel suo libro “Equitazione etologica volume uno, educazione in libertà a piedi e a cavallo”: “Si incontrano troppi cavalli incontrollabili, sia alla mano, sia montati. E ciò è pericoloso! Non ci sono cavalli difficili, ci sono cavalli educati male”.

L’equitazione naturale si basa sul rapporto con il cavallo e la parte più importante e difficile è far capire all’animale preda che l’uomo predatore non vuole fargli del male, ma vuole essere suo amico e un compagno rispettoso. La persona deve quindi capire come dialogare amichevolmente con il cavallo tramite il linguaggio del corpo, perché è quello usato da lui, sempre però stando attento a non confondere l’essere compagno con il dominare il cavallo. Come dice ancora Elisabeth “Se vogliamo diventare, per il nostro cavallo, compagni rispettati e degni di fiducia dobbiamo comportarci diversamente dai predatori. Dobbiamo imparare soprattutto a domandare gentilmente invece di pretendere”. La parte più importante è non dimenticarsi mai che è sempre il cavallo a fare il primo passo, perciò, l’uomo deve essere pronto e attento a cogliere il segnale e utilizzarlo per rapportarsi correttamente con lui.

Non possiamo immobilizzare il cavallo, ma possiamo controllare i suoi movimenti. Però i cavalli sono molto più grandi e forti di noi e non possiamo pensare di controllarli con i muscoli, ecco quindi che entra in gioco il ruolo di compagno. Tramite il linguaggio del corpo e l’intelligenza possiamo dare segnali ai cavalli rimanendo in sicurezza e facendoci ascoltare. Per far comprendere su cosa si basa l’equitazione naturale, spieghiamo 5 regole fondamentali che corrispondo a 5 esercizi.

Il primo esercizio è disabituare il cavallo a essere un cavallo. So che suona strano ma ora spieghiamo il perché.

In natura se sottoponiamo i cavalli a pressioni fisiche o psicologiche loro tenderanno ad andare in contro a quelle pressioni per travolgerle e scappare, ed è proprio questa la primissima cosa che bisogna insegnare ai cavalli dopo aver guadagnato la loro fiducia: “fuggire dalla pressione invece di andarvi addosso”. La pressione è scomodità e quando il cavallo si sposta e la pressione cessa si crea la comodità. Questo è alla base dell’addestramento.

In natura, nei loro gruppi, i cavalli stanno vicini, corrono insieme, sgroppano e scalciano, si spintonano l’un l’altro ed è per questo che bisogna disabituarli a essere cavalli con noi. Immaginiamo di stare a fianco a un cavallo che ci vede come un suo simile, bene vuol dire che abbiamo guadagnato la sua fiducia, ma non dobbiamo esultare, questo non va bene.

Se il cavallo ci vede come un suo compagno di giochi equino allora ci verrà addosso e entrerà nel nostro spazio personale, senza tenere conto del fatto che pesa qualche quintale in più di un uomo. In questo caso, l’istinto è spingerlo via via provocandogli una pressione e lui, se non gli abbiamo insegnato che non siamo un cavallo come lui, ci verrà ancora più addosso, quando invece dovrebbe spostarsi fuggendo dalla pressione. Ecco perché la prima cosa da insegare ai cavalli è non comportarsi da cavalli con noi.

L’equitazione naturale è prima di tutto la costruzione di una relazione e dobbiamo comprendere che all’interno di una relazione ognuno è libero di esprimersi rispettando l’altro. Queste basi sono rispettate da noi perché vogliamo essere interpreti di una scuola di equitazione con principi etologici.

Questa è la seconda regola dell’equitazione naturale: non dobbiamo usare la nostra autorità, per costringere il cavallo ma saper chiedergli le cose e insegnargli a darcele con motivazione e allegria. “il nostro temperamento predatorio ci induce spesso ad afferrare anziché insegnare al cavallo a concedere”.

La pressione della richiesta che facciamo al cavallo deve essere divisa in quattro fasi di scomodità: Chiedo all’inizio con calma, aumento la scomodità, arrivo al limite, la richiesta è arrivata alla massima scomodità e il cavallo si sposta per forza. Andando avanti e ripetendo gli esercizi, la ripetizione è la parte fondamentale, il cavallo imparerà a rispondere sempre con meno intensità di richiesta. La prima volta serve la fase quattro, dopo qualche giorno bastano le fasi tre e due e così via, finché il cavallo non risponderà in modo adeguato.

I cavalli hanno tanto margine di errore e non sono tutti uguali; Infatti, potrebbe capitare di incontrane uno molto testardo che ci ascolta solo con l’aggiunta della fase cinque. È la fase estrema dove si raggiunge eccezionalmente l’obbligo. Abbiamo detto che non bisogna obbligare i cavalli ma per fissare la tua leadership all’inizio può essere necessario. Nella fase cinque non ci si deve comportare da predatore ma da capo, bisogna essere autorevole e farsi rispettare ma senza perdere la fiducia del cavallo.

La terza regola dell’equitazione naturale è quella dell’approccio e ritirata. Se mettiamo una pressione al cavallo, invece di venirci incontro potrebbe rispondere alla richiesta fuggendo.

Per far capire al cavallo la giusta risposta, si mette una pressione al cavallo e prima che lui reagisca in modo errato si smette di chiedere, in modo che lui capisca che la scomodità se ne va prima che lui reagisca in modo eccessivo. Man mano che si ripete l’esercizio la pressione dovrà andare sempre più avanti prima di svanire.

A volte si verifica una situazione opposta, e cioè che il cavallo tenda a distrarsi continuamente e quindi, non è concentrato su di noi. Di conseguenza non risponde alle richieste. In questo caso, sarà importante tenerlo sempre impegnato e fargli richieste più impegnative.

La cosa importante è precedere il cavallo questa è la quarta regola. Se si arriva a dover sgridare il cavallo allora vuol dire che non abbiamo saputo controllarlo e che è stato necessario punirlo per aver compiuto un gesto non calcolato.

Un buon leader è in grado di capire quando il cavallo sta per sbagliare e fermarlo prima, per questo è necessario tenerlo sempre impegnato, se lui sta rispondendo a una richiesta ci sono meno possibilità che agisca di testa propria, sempre ammesso che non sbagli perché è stata fatta una richiesta sbagliata.

L’ultima delle cinque lezioni fondamentali dell’equitazione naturale è lavorare in libertà.

Questa è la base del naturale, lavorare in libertà è il modo migliore di insegnare al cavallo, perché non è limitato da corde o bardature ed è libero di muoversi come più gli piace, ma sempre rispettando la nostra sicurezza e il nostro spazio. “Il lavoro in libertà è l’altra cosa che lascia il cavallo liberarsi a suo piacimento dalle inibizioni! Al contrario, vogliamo soprattutto evitare di insegnargli a praticare in nostra presenza movimenti non controllati”.

Il modo migliore per lavorare in libertà è usare il tondino perché simula una corsa infinita lontano da te e riprende la lezione numero uno, tenere il cavallo lontano facendolo cedere alla pressione. In Equinia ci vedrai lavorare spesso in tondino è alla base di una scuola di equitazione con principi etologici.

L’etologia in equitazione: per entrare in comunicazione con i cavalli è indispensabile comprendere alcuni aspetti del mondo dei cavalli selvaggi.

Chiunque voglia avvicinarsi all’equitazione avendo in mente il rispetto del cavallo deve acquisire un minimo di conoscenza dei comportamenti dei cavalli selvaggi e di come sono strutturati i branchi. Siamo nel vivo della visione di Equinia, non potrebbe essere altrimenti, per una scuola di equitazione con principi etologici.

L’etologia è la scienza che studia il comportamento degli animali nel loro ambiente naturale, per capire come i cavalli ragionano, per dare loro informazioni e comandi chiari.

I cavalli sono animali brancali, senza branco non c’è cavallo. Quando sentiamo la parola “branco” la prima cosa che ci viene da pensare è un gruppo di tantissimi cavalli comandati da un maschio alfa che si comporta da capo assoluto, però ci sono molte più sfumature di colore in questa parola.

Il branco è l’insieme di tanti cavalli che condividono un territorio, ma non le emozioni e la quotidianità. In tal caso entrano in gioco le bande, che sono gruppi più ristretti di individui che si comportano come una famiglia all’interno del branco.

Tali bande sono composte da puledri, che imparano dagli adulti, le femmine e lo stallone che si occupa della riproduzione e della protezione della banda. Quindi dire che il branco ha un capobranco è sbagliato, sono le bande ad avere un unico maschio alfa.

Ma non è quest’ultimo a guidare al cento per cento la banda, infatti, questo compito è affidato alla femmina più anziana, la matriarca; che, conoscendo bene il territorio grazie alla lunga vita sa dove si trovano i prati migliori, le pozze d’acqua e tutto ciò di qui la il gruppo ha bisogno.

Nella banda ogni cavallo ha un ruolo: Oltre ad esserci lo stallone e la matriarca ci sono le sentinelle che rimangono allerta mentre gli altri si stendono per riposarsi, in modo da avvertire in caso di attacco da parte di predatori; Gli stiker che hanno il compito di tranquillizzare gli altri membri agitati, i consolatori che consolano i cavalli che hanno subito un ingiustizia, i pacieri che rimproverano i membri che si comportano da bulli  e i migliori amici che stanno con un altro cavallo in particolare. Come noi umani i cavalli hanno migliori amici con il quale passano molto tempo. E infatti la cosa del quale i cavalli hanno più bisogno è la socializzazione con altri loro simili.

Ci sono cicli ben precisi nelle bande: Quando le puledre raggiungono la pubertà abbandonano la loro banda e si traferiscono in un’altra, per evitale di riprodursi con il padre. I puledri fanno la stessa cosa ma, per evitale di entrare in conflitto con il maschio alfa scelgono di creare una loro banda.

Le gerarchie sono bel definite: Maschio dominante, femmine in ordine di età dalla più anziana alla più giovare, i puledri e le puledre. Tutte le azioni che la banda compie sono ordinate dalla gerarchia. Ad esempio, quando la banda andrà a bene il primo sarà lo stallone, poi la matriarca, le femmine adulte e i puledri. Questi ultimi sono gli unici che possono essere disturbati da cavalli appartenenti ad altre bande.

Può capitare, però, una banda molto grande che ha due o più stalloni. Ci sarà il maschio alfa e gli altri stalloni si chiamano subordinati. Il maschio dominante sarà quello che effettua la maggior parte degli accoppiamenti, mentre quelli subordinati combatteranno gli altri maschi che si avvicineranno alla banda. La cosa positiva di avere diversi maschi in una sola banda molto grande è che ci saranno meno possibilità che le giumente se ne vadano raggiunta l’età adulta. Questi temi sono alla base dell’insegnamento della nostra scuola di equitazione con principi etologici.

Gestione naturale in ambiente domestico

Ora che abbiamo fatto una panoramica sull’equitazione naturale, che abbiamo qualche rudimento sull’etologia e sappiamo come è strutturata la banda e i comportamenti dei cavalli, possiamo parlare di gestione naturale in ambiente domestico. Ora sarà più chiaro perché siamo una scuola di equitazione con principi etologici.

Avete mai visto quelle scuderie nelle quali i cavalli stanno nelle loro stalle h24 e escono solo per lavorare? Bene questa è la cosa peggiore che si possa fare a questi animali. I cavalli scuderizzati sono cavalli rassegnati a loro stessi, sanno che il box 4×4 è la loro casa e quando lo stalliere arriva gli verrà portato da mangiare, che verranno strigliati, sellati, cavalcati, dissellati, riportati nel box, legati mentre gli viene ripulita la lettiera e controllati dal maniscalco per sistemare i ferri, perché stando sempre fermi nella paglia o nella segatura gli zoccoli si impoveriscono e il ferro è praticamente indispensabile.

In Questo modo l’unico momento di libertà è quando si lavora, i cavalli non socializzano con altri loro simili e devono rimanere concentrati sul fantino invece di sfogarsi con una corsa e un po’ di sgroppate.

Il modo ideale di tenere i cavalli da lavoro, invece, è con la gestione naturale in ambiente domestico, dove hanno dei grandi paddock con una capannina, tanto spazio per correre e divertirsi, altri cavalli con qui giocare e cibo e acqua sempre a disposizione. Il luogo perfetto sarebbe un paddock paradise con una capannina e diversi terreni, come ghiaia, sabbia, fango, erba e terra.

Il paddock paradise è stato creato apposta, per permettere ai cavalli di vivere insieme come se fossero in natura, è composto da tanti sentieri molto lunghi con terreni diversi (possibilmente evitando i prati perché rappresentano il rischio di laminite, una malattia dello zoccolo), delle feeding station con tante reti del fieno onde evitare competizioni per il cibo, i ricoveri con capannine per proteggersi dalla pioggia e dal sole cocente, da piccoli boschetti di alberi per l’ombra e pozze d’acqua al posto dei classici beverini. È evidente che questa soluzione è quasi impossibile da realizzare perché richiede immensi spazi e soprattutto in Italia, questa possibilità si verifica raramente.

Equinia non fa eccezione e quindi non ci sono paddock paradise ma, i cavalli sono suddivisi in alcune piccole bande che si trovano dentro a dei recinti con capannina e mangiatoia inclusa. Per rendere movimentata la vita ai cavalli, oltre al lavoro durante le lezioni, abbiamo paddock a giorno ampi per brucare e muoversi in libertà. Sappiamo molto bene quanto l’attività e la varietà siano importanti per i cavalli non a caso abbiamo scelto di essere una scuola di equitazione con principi etologici.

Piede scalzo o ferrato e struttura dello zoccolo

La gestione naturale prevede il piede scalzo, cioè senza ferri, perché in natura i cavalli non li hanno. In realtà non si può dire cosa sia meglio per il cavallo, se il piede scalzo o ferrato, perché tutto dipende da come è costituito lo zoccolo e dal lavoro che svolge l’animale.

Ad esempio, se un cavallo deve trainare la carrozza sull’asfalto o camminare su sentieri di ghiaia duri allora i ferri sono necessari, per evitare l’eccessivo consumo dello zoccolo o ascessi dovuti alla perforazione del tessuto vivo del piede da parte di frammenti taglienti.

In altri casi se, invece, il cavallo vive in box lo zoccolo può impoverirsi perché l’animale cammina poco e sullo stesso materiale. Si dice che lo zoccolo del cavallo “memorizzi” il terreno sul quale cammina e che si adatti a esso, per questo stando sulla lettiera morbida l’unghia non si irrobustisce e onde evitare problemi durante il lavoro vengono utilizzati i ferri.

Questo impoverimento dello zoccolo, e di conseguenza l’utilizzo del ferro, è stato scoperto nel Medioevo quando nacque l’esigenza di spostare i cavalli dell’esercito dai recinti alle stalle dei castelli per ottimizzare i tempi di preparazione dell’animale in caso di attacco nemico. Per questo motivo quando le persone si resero conto delle scarse condizioni degli zoccoli decisero di applicarvi una scarpa di protezione, come facciamo noi umani.

In caso contrario, ovvero se i cavalli vivono in grandi recinti e lavorano su terreni sabbiosi e morbidi, lo zoccolo è da solo in grado di migliorare la propria resistenza senza adoperare i ferri.

Ovvio è che se l’animale ha problemi o malattie ai piedi potrebbe essere necessario il ferro in ogni caso.

Lo zoccolo equino si può dividere in tre parti, quella ossea, una interna e una esterna.

La parte ossea dello zoccolo è formata dalle tre falangi e da un quarto osso chiamato osso navicolare. La prima falange e in particolare la seconda attutiscono il colpo al momento dell’impatto al suolo. Per questo motivo, l’applicazione del ferro non è una buona idea, perché le vibrazioni del materiale al di sotto dell’unghia rendono più difficile alle falangi di attutire il colpo.

La parte interna è costituita da tessuti vivi e vasi sanguigni, dentro di essa c’è una pompa simile a quella che si trova nel cuore, che al momento dell’impatto al suolo spinge il sangue al di fuori della cavità all’interno del tessuto per compensare la pressione della dilatazione dello zoccolo (5 mm a destra e 5 a sinistra), questa fase si chiama diastole. Quando invece lo zoccolo è sollevato da terra si attiva il procedimento opposto, chiamato sistole, nel quale in sangue è spinto all’interno della cavità.

A ricoprire i vasi sanguigni c’è un’altra parte costituita da filamenti di tessuto vivo che si vanno ad incastrare con la scatola cornea, il rivestimento semiduro fatto di unghia a corno.

La scatola cornea è come una scarpa naturale del piede del cavallo, le parti principali sono fettone, barre di corno a lato del fettone, suola, strato interno che si incastra con la parte interna viva, strato esterno o muraglia, linea bianca di corno e glomi. Noterai che da noi di Equinia diamo molta rilevanza al tema del piede scalzo, non potrebbe essere altrimenti dato che abbiamo fatto la scelta di creare una scuola di equitazione con principi etologici.

Riteniamo che prima di avvicinarsi all’equitazione sia opportuno chiedersi: Cosa voglio ottenere da questa esperienza?

Dovresti anche chiederti se sei realmente attratto dal frequentare una scuola di equitazione con principi etologici.

Abbiamo due pilastri molto chiari: la sicurezza e il rispetto del cavallo. L’uomo e il cavallo sono ai due estremi opposti. L’uomo è un predatore e il cavallo è una preda. La natura ci mette quindi in una condizione di non facile comprensione. Questa diversità di punti di vista condiziona i nostri diversi modi di comunicare e soprattutto, i nostri comportamenti.

Se vogliamo avere una relazione appagante spetta a noi umani assumere il punto di vista del cavallo e i normali timori che vive una preda. Comprendere questo significa fare le cose in “sicurezza”. Sicurezza per entrambi perché nessuno deve mettersi in condizioni di pericolo ed entrambi dobbiamo godere a pieno l’esperienza di una relazione equilibrata. L’attenzione dell’uomo deve quindi essere quella di vivere il cavallo come un “compagno” e non una preda. Esattamente come le persone, i cavalli hanno bisogni di una motivazione per lavorare e qualunque richiesta forzata o peggio ancora coercitiva, non crea relazione.

Per questi motivi, al centro Equinia non usiamo speroni o di qualunque altro metodo coercitivo che possa obbligare il cavallo ad eseguire una richiesta. Quando Michela giocare con il suo cavallo Grauco nel tondino, con in mano un frustino e degli snack, lui si stenderà a terra, farà il passo spagnolo, le correrà in torno con tanta tranquillità e allegria nello stare con lei a divertirsi senza sentirsi obbligato perché tra i due si è istaurato un rapporto di grande amicizia e fiducia.

Se ti stai approcciando all’equitazione sappi che tutto ciò che ha a che fare con l’equitazione richiede tempo. La fretta produce pessimi risultati.

Questa regola vale sia per chi addestra un cavallo che per il cavaliere, da noi vale ancora di più perché siamo una scuola di equitazione con principi etologici. Se vuoi apprezzare l’equitazione, rispettare i cavalli e vuoi viverne a pieno l’esperienza, osserva la pazienza e il tempo che viene dedicato ai cavalli in addestramento, aumenterà il rispetto.

Una citazione del libro “l’uomo che ascoltava i cavalli” di Monty Roberts dice: Passa parecchio tempo prima che un ragazzo impari l’alfabeto, ancora di più prima che apprenda l’ortografia e magari diversi anni prima che sappia leggere correttamente; eppure, ci sono persone che appena montano un cavallo giovane, indomito e non addestrato, pensano di poterlo domare nel giro di una mattinata continuando a frustrarlo e a spronarlo. Mi piacerebbe domandare a questi stolti se picchiando un ragazzo riuscirebbe a insegnargli a leggere senza avergli mostrato in precedenza l’alfabeto. Certo morirebbe per le percosse prima di aver imparato qualcosa”.

Quando Fabrizio addestra un puledro impiega tutta una stagione e le sessioni di addestramento, a volte, durano pochi minuti perché al cavallo non si deve chiedere più di quanto è disposto a dare in quel momento.

Se si comincia l’addestramento con un carico di lavoro leggero e tanto tempo a disposizione si arriverà velocemente a fare tante cose in meno tempo. Agendo al contrario, mettendo una grande mole di lavoro e poco tempo a disposizione, si arriverà a stressare il cavallo che inizierà a imparare poche cose in tanto tempo. Il primo metodo è quello ottimale che tutti dovrebbero seguire.

Se vuoi godere a pieno della relazione con un cavallo inizia osservando il lavoro in addestramento perché il giorno che monterai per la prima volta il cavallo comprendi che per te è un privilegio trovarti in quella posizione e immaginerai i mesi che sono serviti per farti vivere quell’esperienza in sicurezza. A quel punto comprenderai perché fra tante possibilità abbiamo scelto di creare una scuola di equitazione con principi etologici.

Viola e Ugo D’Alberto

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Tre giorni dedicati alla cura del binomio

Luglio 17th, 2022|Categorie: Istituzionale, Seminari|

Il nuovo format di lezioni specializzate funziona. Doveva essere un sabato, per lavorare su tre turni e con soli tre allievi per turno. Le cose sono andate diversamente perché la richiesta è stata molto più alta dei soli 9 posti disponibili. Morale della favola, Fabrizio e Michela hanno iniziato venerdì 15 e finito domenica 17.

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