Da piccolo cavallo di montagna a ottimo pony “I paesaggi di Rocca d’Arce, nella provincia di Frosinone, sono brulli e scoscesi e da tempo popolati dal piccolo cavallo noto come pony di Esperia. Le origini del pony di Esperia sono tanto antiche quanto incerte. Fra le varie tesi sulla sua provenienza si pensa alle scorribande delle popolazioni africane dei secoli IX e X che arrivarono sulle nostre coste accompagnata da piccoli cavalli neri. Un’altra ipotesi fa risalire l’arrivo dei pony in questa area da parte di Annibale che sostò a lungo nella zona di Capua. Il comune di Esperia che sorge alle pendici dei monti Ausoni, ha dato al pony il suo nome attuale. Per chi conosce l’area che si estenda dai monti ausoni fino alla costa di Gaeta sa che il territorio è impervio, freddo e spesso innevato d’inverno e soggetto a siccità dei mesi estivi; condizioni queste che hanno modificato nel tempo la popolazione dei pony e la loro capacità di adattamento” “Se la natura ha plasmato la razza nel primo periodo di adattamento, è stato il barone Silvestro Rosselli d’Esperia a dare un ulteriore contributo al perfezionamento della razza, per come la conosciamo oggi. Nel 1840 tentò un primo insanguamento, utilizzando cavalli di razza salernitana che fallì, per problemi di adattamento climatico e successivamente, con l’acquisto di uno stallone e quattro giumente che provenivano dai monti Nedjed della penisola araba. Questo ristretto gruppo di cavalli si adattò alle nuove condizioni contribuendo ad arricchire il pony autoctono con doti di nevrilità ed eleganza” “La storia più recente della seconda guerra mondiale ha portato a una netta riduzione degli esemplari poiché l’area dei pony di Esperia è poco distante da Cassino. Sembra che della famiglia Rosselli rimasero solo tre esemplari. Qualche testimonianza riferisce che i pony venivano utilizzati per sminare le aree un tempo teatro di guerra. Nel 1962 dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Frosinone invio il Prof. Bartolo Maymone a Esperia per il primo riconoscimento della razza e con sorpresa, si poté rilevare che la mandria si era ricostituita. Questo primo interesse di una Istituzione preannunciava un futuro più florido per il pony di Esperia rispetto alla situazione di 20 anni prima. Il successivo incontro con l’imprenditore agricolo Domenico Lancia di Rocca d’Arce e Presidente dell’Unione Agricoltori della Provincia di Frosinone sarà il vero punto di svolta. Lancia acquistò una piccola mandria di pony, per curare i suoi terreni collinari destinati alla coltivazione dell’ulivo. La convivenza con il pony accese una grande passione in Domenico Lancia che per oltre trenta anni si è impegnato caparbiamente per far conoscere il pony al mondo dell’equitazione e alle istituzioni. Per la prima volta, nel 1979, il pony di Esperia sbarca alla fiera di Verona “Fieracavalli” per esporlo al grande pubblico. Grazie ai suoi sforzi, nel 1993 il pony di Esperia viene riconosciuto come razza in pericolo di estinzione da salvaguardare e ne vengono fissati gli standard di razza depositati nel Registro Anagrafico dell’Associazione Provinciale Allevatori di Frosinone” “Oggi, in un territorio che si estende dal monte Cairo ai monti Lepini vengono tenuti al pascolo brado piccole mandrie composte da uno stallone e circa 20 fattrici. Il piccolo cavallo può contare sulle cure di circa trenta allevatori con l’obiettivo di incrementarne l’impiego in ambito sportivo. Nel 2002 è nata l’Associazione Allevatori Pony di Esperia; oggi attiva come Associazione Nazionale Allevatori Pony di Esperia (A.N.A.P.E.) che ha organizzato varie rassegne di razza e promosso la partecipazione a molte manifestazioni equestri nazionali. L’interesse per il piccolo cavallo è arrivato anche all’ambiente universitario. la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa ha avviato uno studio etologico sulla doma utilizzando proprio il pony di Esperia, per le sue caratteristiche comportamentali uniche derivanti dall’isolamento e quindi, ridotta convivenza con l’uomo. Il risultato della ricerca ha messo in evidenza che i piccoli cavalli hanno superato la diffidenza iniziale verso l’uomo dimostrando grande flessibilità nella doma. Anche l’Università di Milano ha ideato e realizzato un primo studio genetico sul pony di Esperia analizzando una trentina di capi. I primi risultati parlano di cavalli assolutamente autoctoni non legati geneticamente ad altre razze e con grande variabilità genetica nel loro interno. In parallelo agli studi sulla razza, continua la promozione verso i centri di equitazione per un sempre più frequente impiego del pony che viene impiegato in tutte le discipline equestri sia monta inglese che western mettendo in evidenza la sua generosità, coraggio ed equilibrio. Di recente il Pony di Esperia è stato approvato dalla FEI (Federazione Equestre Internazionale) come razza di Pony (cioè cavallo con altezza massima di m 1,48 al garrese) che può partecipare a manifestazioni agonistiche nazionali e internazionali”